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L’abitudine dell’ippopotamo di strappare l’erba raso al suolo nelle sue zone di pascolo contribuisce a evitare gli incendi di savana in un raggio di 3 chilometri lungo le sponde dei corsi d’acqua. Oltre a risparmiare le macchie di alberi, quando consuma il pasto, questo animale le preserva così anche dal fuoco: per di più, le piante possono moltiplicarsi e alcune specie che finirebbero per scomparire si conservano in vita. Il che a volte causa seri guai agli ippopotami: infatti alberi e cespugli possono invadere progressivamente i pascoli provocando di conseguenza la scomparsa dell’animale. Lungo le sponde del fiume Mara, in Kenya, si verificano sicuramente dei cicli biologici (così lunghi che è difficile seguirli) prateria-foresta-ippopotami: lo sviluppo delle piante fa allontanare gli animali privati dell’erba, ma attira gli erbivori con un regime alimentare meno ristretto, come gli elefanti. Il ciclo può poi ricominciare: gli elefanti mangiano gli alberi, le cui fasi di ricrescita sono più lunghe, lasciando posto all’erba che attira gli ippopotami. Attualmente una delle due rive del fiume è molto più boscosa e gli ippopotami sono perciò piuttosto rari. A quanto pare, quindi, questi animali potrebbero facilitare la crescita degli alberi divenendo essi stessi responsabili della propria scomparsa.Può anche succedere che troppi ippopotami abitino nella stessa regione causando danni considerevoli all’ambiente. Ciò è accaduto in Uganda negli anni Trenta, intorno ai laghi Edoardo e Giorgio. Allora fu deciso di ridurre la densità media da 20 a 8 animali per chilometro quadrato. A partire dal 1957, per 5-6 anni, sono stati uccisi circa 1000 esemplari l’anno (7000 in tutto), la cui carne. molto pregiata, è stata distribuita alle popolazioni locali. Ben presto si sono visti i buoni risultati sul paesaggio: la vegetazione, e in particolare l’erba, ha cominciato a rispuntare. Altri ungulati sono tornati nei pascoli. Quanto agli ippopotami, si è osservato che l’età della maturità sessuale era passata da 12 a 10 anni, e che la percentuale di piccoli nati in un anno in ogni gruppo era salita dal 6 al 14 per cento, segno evidente di una popolazione in buono stato
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