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L’ippopotamo scolpito in poliuretano espanso da Piero Gilardi in due pezzi viene abbandonato dopo una prima serie di caroselli. Sulla base di un logotipo al tratto – preso da una rivista americana, e per il colore azzurro da una scultura dell’antico Egitto – Testa e l’art senior Aldo Lanfranco, affidano a me, grafico e scultore alle dipendenze dell’agenzia, la realizzazione di un’ippopotamo che si possa muovere . Realizzo, con coltello e forbici, un primo modello in poliuretano e succesivamente l’opera in scala reale. Lo proviamo in corso Massimo d’Azeglio a Torino, ma questo primo Pippo non soddisfa pienamente la direzione .
Su disegno di Silvano Guidone, altro art dell’agenzia, ne scolpisco uno nuovo in grandezza naturale, ma anche quest’ultimo non incontra il gusto di Testa .
Faccio un nuovo modellino sulla base di miei disegni – Testa ha altro cui pensare perché sta trasferendo l’agenzia da corso Massimo in corso Quintino Sella – questa volta con risultati soddisfacenti. Per i meccanismi interni mi faccio aiutare da Antonello Beniamino, fotografo dello Studio con il pallino della meccanica. Con le dovute modifiche per renderlo più agile nei movimenti, proviamo l’ippopotamo a Valle Ceppi, con il regista Corrado Farina che però non se la sente di girare i caroselli. Correva il 1967.
La regia dei caroselli sarà affidata ad Ezio Perardi: i due ragazzi all’interno del pupazzo sono Loris Dalmasso e Walter Danzero, dipendenti dello Studio. Compio 18 anni e parto per il servizio militare. Circa quattro anni dopo, l’agenzia mi affida la realizzazione di un nuovo Pippo, perché il primo si è deteriorato .
Per questo secondo, chiedo ad un amico, il chimico Remo Testa di fare una vernice azzurra che renda la pelle dell’ippopotamo più resistente e meno soggetta all’usura.
Nel 1972 si conclude la mia collaborazione con l’agenzia Testa. Dieci anni dopo quest’ultima mi chiede di scolpirne un terzo in sostituzione del deteriorato secondo, ma il mio impiego in altra agenzia lo impedisce. Così lo Studio Testa si rivolge, per una nuova copia, a Silvio Conti che si fa coadiuvare dal Danzero, impiegati come scenografi alla Delfa Film.
Sulla lavorazione di quest’ultimo “La Stampa”, nel 1984, pubblica un articolo che innesta una piccola querelle – mai risolta – tra me e Testa.
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Pippo è un’altro di quei personaggi che hanno attraversato con successo tutta la storia di Carosello e sono ancora oggi felicemente utilizzati dalla loro marca. Pippo è un ippopotamo azzurro che gira per il mondo per adempiere alla sua missione di portare un pannolino Lines a tutti i bambini. La sua frase preferita è infatti: “Bambino, tu bisogna pannolino Lines”.
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La prima è decisamente quella dei Pannolini Lines – Pippo….
Anni di messa in onda: 1977-1992
Ideazione dei personaggi e direttore creativo: Armando Testa
Produzione: Arno Film
Regia: Ezio Perardi
Personaggio: Pippo
Doppiatori: Carlo Bonomi, poi Franco Rosi (Pippo)
Tema musicale: El Cigarron (1962)
Autore: Ugo Blanco
Esecutori: Marcellos Ferial (e precisamente Marcello Minerbi)
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L’abitudine dell’ippopotamo di strappare l’erba raso al suolo nelle sue zone di pascolo contribuisce a evitare gli incendi di savana in un raggio di 3 chilometri lungo le sponde dei corsi d’acqua. Oltre a risparmiare le macchie di alberi, quando consuma il pasto, questo animale le preserva così anche dal fuoco: per di più, le piante possono moltiplicarsi e alcune specie che finirebbero per scomparire si conservano in vita. Il che a volte causa seri guai agli ippopotami: infatti alberi e cespugli possono invadere progressivamente i pascoli provocando di conseguenza la scomparsa dell’animale. Lungo le sponde del fiume Mara, in Kenya, si verificano sicuramente dei cicli biologici (così lunghi che è difficile seguirli) prateria-foresta-ippopotami: lo sviluppo delle piante fa allontanare gli animali privati dell’erba, ma attira gli erbivori con un regime alimentare meno ristretto, come gli elefanti. Il ciclo può poi ricominciare: gli elefanti mangiano gli alberi, le cui fasi di ricrescita sono più lunghe, lasciando posto all’erba che attira gli ippopotami. Attualmente una delle due rive del fiume è molto più boscosa e gli ippopotami sono perciò piuttosto rari. A quanto pare, quindi, questi animali potrebbero facilitare la crescita degli alberi divenendo essi stessi responsabili della propria scomparsa.Può anche succedere che troppi ippopotami abitino nella stessa regione causando danni considerevoli all’ambiente. Ciò è accaduto in Uganda negli anni Trenta, intorno ai laghi Edoardo e Giorgio. Allora fu deciso di ridurre la densità media da 20 a 8 animali per chilometro quadrato. A partire dal 1957, per 5-6 anni, sono stati uccisi circa 1000 esemplari l’anno (7000 in tutto), la cui carne. molto pregiata, è stata distribuita alle popolazioni locali. Ben presto si sono visti i buoni risultati sul paesaggio: la vegetazione, e in particolare l’erba, ha cominciato a rispuntare. Altri ungulati sono tornati nei pascoli. Quanto agli ippopotami, si è osservato che l’età della maturità sessuale era passata da 12 a 10 anni, e che la percentuale di piccoli nati in un anno in ogni gruppo era salita dal 6 al 14 per cento, segno evidente di una popolazione in buono stato















